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Scrivi quel che sai #3 – la memoria.

Riassunto

Bentornato in questo terzo episodio di Scrivi quel che sai,

negli articoli precedenti abbiamo accennato alle insidie nascoste nel descrivere paesi lontani, e di raccontare luoghi esotici, senza averli mai visti, e della funzionalità delle azioni ripetitive in una storia.

Se hai svolto gli esercizi proposti, a questo punto, dovresti avere le idee più chiare in merito al tuo stile di scrittura e quali sono gli elementi descrittivi sui quali devi concentrarti maggiormente o, al contrario, indugi troppo.

Amarcord

Tratta dall’omonimo film di Federico Fellini, amarcord significa io mi ricordo (con nostalgia del passato). Attingere alle tue conoscenze non significa solamente descrivere il mondo fisicamente intorno a te. Puoi concentrarti suoi tuoi ricordi e trarne lo spunto per una descrizione verosimile all’interno del tuo romanzo: un gesto abituale di un tuo parente, il modo in cui la tua prima fidanzata sistemava i capelli dietro l’orecchio, il profumo di tua nonna quando ti abbracciava, il tepore che ti avvolgeva entrando in cucina il giorno di Natale. A Roma, almeno nella mia famiglia, c’è sempre stata l’usanza di preparare una colazione sostanziosa per il giorno di Pasqua. Per cui, la sera precedente si decoravano le uova sode, si preparava il cioccolato al cucchiaio, si acquistava il salame e si cucinava qualcosa di salato in base all’estro del momento. Insomma, era un pranzo mascherato da colazione. Adesso, abbiamo ridotto le quantità, ma ancora ricordo gli odori, i colori e i battibecchi su come bollire le uova nel modo giusto, colorarle senza rompere il guscio e una serie di altri dettagli per i quali potrei tranquillamente ambientare una storia nel giorno di Pasqua, e conoscendomi… Ne uscirebbe una colazione col morto.

Esercizio #3.1

Scegli un ricordo cui sei particolarmente legato e descrivilo esattamente come è impresso nella tua memoria. Quando hai terminato rielabora i personaggi, inventane di nuovi se vuoi, e inserisci l’elemento di conflitto che traina la storia per renderla interessante dal punto di vista narrativo. Segui il tuo gusto personale: se ami il romance, condisci di romanticismo la trama; se, come me, sei più portato per il thriller prendi spunto dalla personalità delle persone nel tuo ricordo e divertiti a scoprire cosa succederebbe cambiandole un po’. Gioca con gli eventi, ma attento a non finire come il protagonista di Harry a pezzi!

Esercizio #3.2

Prendi una delle tracce audio registrata (vedi esercizio 2.2 e 2.3) e ascoltala. Lascia passare del tempo, dedicati a un’altra attività e poi descrivi il contenuto audio attingendo solo alla tua memoria. Dopo aver sentito nuovamente la traccia confronta le informazioni che sono rimaste impresse e quelle perdute.

Sliding doors

Scrivere è una attività che si svolge nel tempo – ho letto di recente in un manuale di scrittura e sceneggiatura. La sua peculiarità consiste nell’impiegare il tuo, per attingere a quello vissuto da te e dagli altri, trasformandolo in altro tempo, e in altre vite. Ti permette di rimodellare gli eventi a tuo piacimento e riscrivere una storia, il cui esito non ti è piaciuto, esplorare le possibilità inespresse, riparare un torto subito. Sulla funzione terapeutica della scrittura sono stati scritti molti manuali, alcuni veramente pregevoli. Infatti, non è un caso se Daniel Pennac consiglia di progettare un bel giallo pieno di omicidi per migliorare l’umore.

 

 

 

 

 

 

Attingi  al passato…

ma non allontanarti troppo. Il materiale cui attingere è pressoché infinito e puoi navigare a vista, basandoti su ricordi recenti, uno stralcio di conversazione, un film visto la sera prima, anche un’immagine riproposta dalla mente, non serve tornare indietro di cinquant’anni per descrivere una scena di vita vissuta. La tecnologia in questo ti aiuta. Ascolto spesso i documentari in cui le persone si raccontano, parlano delle proprie esperienze, positive o negative: presto attenzione al tono di voce, alla vivacità degli sguardi, alle immagini proiettate nel video e poi lascio macerare il tutto. Quando rifletto a come rendere su carta uno stato d’animo, mi tornano in mente frammenti di sguardi, parole, e immagini – a volte – frasi intere. Certo, rimangono poche informazioni di quei video, ma sono quelle che mi hanno colpita maggiormente. Non saranno le mie parole, i miei gesti, ma di sicuro le persone che ho visto e udito raccontarsi esistono, da qualche parte là fuori, e i loro sguardi, le loro voci sono reali, e hanno indirettamente condiviso il loro tempo, una fetta della loro vita, con me.

Esercizio #3.3

Guarda un documentario su un argomento che ti interessa, dove le persone vengono intervistate e parlano di un evento vissuto. Descrivi ciò che ti è maggiormente rimasto nella memoria, e pensa a come avresti reagito nel vivere la stessa esperienza. Prova a scrivere un racconto breve (massimo due pagine) dove vivi l’esperienza accanto a quella persona – o ispira un personaggio che possa guidarti attraverso gli eventi. 

Conclusione

La memoria personale e collettiva è una risorsa inestimabile per caratterizzare i personaggi con sfaccettature realistiche e reazioni congrue al mondo in cui vivono. Come ogni pratica, però, occorre allenarla costantemente per affinare la tecnica, ma soprattutto l’attitudine ad affidarsi alla propria mente, anziché ai dispositivi cui deleghiamo l’onere di ricordare per noi tutti i nostri impegni. Coltiva la tua memoria, e arricchiscila con le esperienze degli altri. La tua scrittura migliorerà notevolmente.
 
Grazie per avermi seguito fino a qui, ci rileggiamo nel quarto episodio. Nel frattempo, racconta nei commenti il ricordo che hai scelto per svolgere gli esercizi proposti.

Buona scrittura,

Parole in Linea

 

 

 

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