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Scrivi quel che sai #2 – la routine

Riassunto

Bentornato in questo secondo episodio episodio di Scrivi quel che sai,

nell’articolo precedente abbiamo parlato della tentazione di descrivere luoghi esotici, senza averli mai visti, invece di iniziare dalle basi: ovvero, descrivere il mondo intorno a te.

Se hai svolto l’esercizio #1 proposto la volta scorsa, ti sarai reso conto che la tua realtà è ricca di particolari che – vuoi per la fretta, vuoi per mille altri motivi – potresti aver notato solo ora.

Una pericolosa routine

Molti scrittori utilizzano nei propri romanzi elementi che hanno visivamente sotto agli occhi. La cucina descritta durante il pranzo potrebbe assomigliare a una vista sul catalogo di Ikea® o in un negozio di arredi, così come il panino, che il protagonista mangia mentre parla con un amico, potrebbe essere il risultato di troppe ore passate a guardare programmi di cucina. Oggetti di vita comune, dal portachiavi a forma di scarpa alla pallina anti-stress, sono ampiamente utilizzabili nelle tue storie. Rendono la vita del personaggio, il mondo in cui si muove, più concreta e reale. Il trucco sta nel dosare bene ogni elemento. Puoi descrivere azioni semplici, come mangiare, dormire, vestirsi in innumerevoli modi, purché siano funzionali alla storia.

Tutti compiamo azioni ripetitive per soddisfare i bisogni primari (mangiare, bere, dormire e coprirsi) e secondari (non indispensabili alla sopravvivenza), ma non per questo raccontiamo la telecronaca di ogni nostro momento quando incontriamo qualcuno. La stessa cosa vale per le descrizioni all’interno di una storia. Si può dare per scontato che un personaggio umano avrà la tendenza a mangiare, bere, dormire, andare in bagno. Ciò che puoi specificare è come procede a soddisfare queste esigenze. Nel libro, da cui è tratto l’omonimo film, American Psyco c’è una introduzione molto dettagliata sulle abitudini mattutine del protagonista, che ci aiutano a conoscere la sua psicologia e, in parte, motiva le azioni che compirà nel corso della storia. Nel caso non avessi letto il libro, o visto il film, mi mantengo sul visivo, così puoi guardare l’introduzione di un’altra pellicola, meno inquietante, per osservare la funzionalità delle azioni quotidiane di un personaggio che danno origine al conflitto centrale: infatti, in RED troviamo un Bruce Willis alle prese con una colazione frugale, pillole ordinatamente disposte sul tavolo per una assunzione rapida e precisa, allenamenti, pulizie per poi ritrovarsi a guardare una piantina che cresce. Una noia mortale! Esattamente ciò che prova il protagonista.
In questi due esempi, dilungarsi su descrizioni quotidiane in modo dettagliato è funzionale alla storia. Ovvero, ti aiuta, in veste di lettore  o spettatore, nella comprensione della psicologia del personaggio; ti prepara a immaginare, o capire, le azioni descritte nel corso della storia, a farti immedesimare con Patrick Bateman in una vita ossessiva, completamente improntata sull’apparenza, e con Frank Moses, che si sente ormai inutile.

Se entrambi continuassero con le loro vite perfettamente incasellate, in descrizioni infinite, ripetendo ogni giorno gli stessi rituali chiuderesti il libro, o cambieresti canale, in un batter d’occhio. Perciò, attento a dosare le descrizioni. Scrivere è come un dolce d’alta pasticceria, si basa sulle quantità e gli equilibri.

Esercizio #2.1

Conosci una persona che ama raccontarti la propria giornata con precisione certosina? Bene, cerca di ricordare dopo quante parole, o quanto tempo, hai perso interesse. Se hai la fortuna di non conoscere persone così osserva chi ti circonda, magari seduto a una tavola calda, o un bar: guarda le persone parlare tra di loro e cerca di capire chi conduce la conversazione e il grado di coinvolgimento dell’interlocutore. Descrivi la scena, se ti possibile scrivi dove ti trovi, altrimenti provvedi appena ti è possibile – se già non lo fai, inizia a portare sempre con te un piccolo block notes. Riporta ogni passaggio, per quanto noioso possa essere. Quando hai terminato lascialo riposare qualche giorno e poi correggilo: taglia le parti inutili, o modifica i dialoghi in modo da renderli più interessanti. Dopo qualche giorno rileggilo e correggi ancora. Revisionalo finché non ti sembra pronto, avendo l’accortezza di lasciar passare qualche giorno tra una fase e l’altra. Quando sei soddisfatto chiedi a qualcuno del quale rispetti i giudizi di leggerlo e dirti cosa ne pensa. Potresti anche proporlo ai beta reader cui proponi i tuoi romanzi e annota le loro impressioni. Puoi scegliere di fargli leggere entrambe le versioni, ma sulla prima è quasi scontato ciò che diranno. In te, mi concentrerei sulla versione revisionata.

In alternativa
Registra un breve audio sulle tue abitudini quotidiane, o quelle di amici e parenti e procedi alla descrizione e revisione. È un esercizio utile per esplorare la diversità che accomuna le nostre abitudini quotidiane.

Gli strumenti dello scrittore

Poco fa ti ho consigliato di portare con te un block notes per annotare appunti, stralci di descrizione e ispirazione che ti capita di osservare in giro. Per quanto sia amante della carta, e certa dell’importanza di scrivere a mano i propri appunti, l’era tecnologica ha in parte reso superfluo questo strumento: puoi infatti registrare brevi note audio sul tuo smartphone, e riascoltarle con calma una volta tornato a casa. Da una parte, l’audio toglie tutto il romanticismo del libretto degli appunti, però ti permette di cogliere le sfumature della tua voce; i suoni circostanti cui non avevi badato, stralci di conversazioni, colpi di clacson improvvisi. A volte registro delle note in cui descrivo le sensazioni che provo alla vista di qualcosa di particolare. Un paio di mesi fa sono andata a Villa Borghese, e ho visto delle libellule coloratissime che sfrecciavano intorno al laghetto. Sono rimasta così affascinata che ho registrato una nota audio per descrivere il laghetto, le paperelle, le libellule e  le carpe giganti. Quando ho riascoltato la registrazione mi sono accorta che la mia voce era colma di una eccitazione da bimbetta, che non mi ero accorta di avere nel parco. Inoltre, la descrizione più lunga non riguardava le libellule, rosse e viola: mi ero soffermata sulle carpe, sulle loro movenze sinuose, di come sfiorano il velo dell’acqua, scivolando senza infrangerlo, ricordando dei mostri di Lochness in miniatura. Una volta a casa, prima di ascoltare la nota audio, ricordavo le libellule, ma avevo completamente dimenticato quel particolare, anche perché dopo il laghetto avevo camminato per qualche chilometro dentro al parco e la mia mente era stata assorbita da tanti stimoli diversi. Se non avessi registrato la mia voce sul cellulare avrei dimenticato quel particolare, e chissà quante altre cose. Usa la tecnologia a tuo vantaggio, ormai l’idea di passare per un pazzo che parla da solo al telefono è sdoganata. Nessuno ti guarderà strano. Registra i tuoi appunti… almeno quando non hai un taccuino con te.

Esercizio #2.2

Esci e registra una nota vocale, descrivi ciò che vedi, come se fosse una telecronaca. Una volta a casa ascolta la nota e descrivi a parole ciò che hai raccontato a voce, cercando di includere i rumori abientali, gli stralci di conversazioni, o descrivere ciò che ha causato una interruzione nella tua voce, ad esempio, quando qualcuno ti ha chiesto informazioni, o ti sei fermato a guardare la strada prima di attraversare.

Esercizio #2.3

Utilizza la nota vocale dell’esercizio precedente e scrivi un racconto breve – di due pagine massimo – contenente le descrizioni registrate. Insersci solo gli elementi funzionali alla storia. Per aiutarti a capire quali sono gli elementi descrittivi più importanti puoi revisionarlo, come proposto nell’esercizio 2.1, altrimenti taglia in corso di stesura le parti descrittive che ti sembrano pleonastiche (=superflue) ai fini della trama che stai sviluppando.

Ripeti questi esercizi a distanza di sei mesi, e valuta come è cambiata la tua capacità descrittiva nel tempo. Ti accorgerai di quanto sei migliorato nel trasformare la tua esperienza in parole, e a selezionare le descrizioni utili alla storia, senza sacrificare realismo e comprensione dei contenuti.
Se vuoi, scrivi il tuo racconto nei commenti, o anche solo le descrizioni che ti hanno colpito di più, prima e dopo la revisione. Approfittane per descrivere questa esperienza: riconosci ancora la tua voce narrante nella versione revisionata?

Grazie per avermi seguito fino a qui, ci rileggiamo nel terzo episodio. Nel frattempo, racconta nei commenti quale strumento preferisci usare – taccuino o note vocali – e perché.

Buona scrittura,

Parole in Linea

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