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Corso: Scrivi quel che sai
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Lezione testuale

Il mondo interiore e lo show, don’t tell

Le volte precedenti abbiamo parlato di luoghi lontani, memoria e routine (qui trovi tutti gli episodi). Questa settimana parliamo del mondo interiore: le emozioni e come mostrarle con lo show don’t tell.

Abbiamo accennato in questo articolo la differenza tra emozione e sentimento. Adesso invece entriamo nella delicata zona grigia dello show don’t tell.

Ogni personaggio esprime sé stesso attraverso azioni, parole e sguardi. Talvolta possono essere plateali, come le grida, i gesti; altre, invece, sono appena accennati: un tic all’angolo della bocca, un pugno che si apre e si chiude lentamente, una mano infilata in tasca, una scrollata di spalle o anche solo uno sguardo persistente sull’oggetto del proprio disappunto.

L’universo interiore

Nella tua vita hai sperimentato emozioni e sentimenti di entrambe le tipologie, ma sei consapevole di come appari in quei momenti? Ti sei mai soffermato a osservare gli altri, a studiarne i gesti, gli sguardi, i non detti, le frasi interrotte?

 

Scrivi quel che sai significa anche conoscere le reazioni associate all’universo emotivo che celiamo dietro un volto sorridente.

“Va tutto bene”

La menzogna più diffusa al mondo.

Show, don’ tell

 

Lo show don’t tell è una tecnica narrativa basata sull’arte di raccontare gli eventi senza spiegarli direttamente. Si prediligono azione e dialoghi, svelando le scene senza interferenze, e infodump, da parte dell’autore, al fine di rendere più interessante un romanzo.

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Show, don’t tell ovvero Mostra, non raccontare. Tecnica narrativa usata nella scrittura creativa.

Show don’t tell vs Tell don’t show

 

Esempio Show don’t tell #1

 

Tell, don’t show

 

Raffaele era nervoso, stava aspettando Marta da due ore ed era stanco di stare in piedi, il volto era tirato. Prese una sigaretta, ma tanto era nervoso la spezzò. Imprecò irritato e con una smorfia prese una seconda sigaretta, proprio nel momento in cui arrivò Marta. “Ce l’ha fatta ad arrivare!” le disse palesemente arrabbiato.

 

Show, don’t tell

 

Raffale tamburellava il piede a terra guardandosi intorno. Infilò le mani nelle tasche, e le sfilò nuovamente. Ci ripensò e recuperò un pacchetto di sigarette dal taschino interno del piumino. Estrasse una sigaretta e la batté sul palmo della mano dalla parte del tabacco.
Merda – pensò.
Gettò a terra la sigaretta spezzata, ne prese un’altra e la portò alle labbra. In quel momento riconobbe la figura longilinea di Marta che gli sorrideva e agitava una mano verso di lui.
«Ce l’hai fatta ad arrivare!» disse e per poco non sputò la sigaretta, che recuperò al volo.
«C’era un po’ di traffico. Uh, che brutta faccia, sei tutto rosso.
Giornataccia?»

 

Show don’t tell vs Tell don’t show

 

Esempio Show don’t tell #2

 

Tell, don’t show

 

Vanessa portò alle labbra la tazza del cappuccino e ne bevve un sorso. Aveva un sapore strano che non le piaceva per niente.

 

Show, don’t tell

 

Vanessa portò alle labbra la tazza del cappuccino e ne bevve un sorso. Con una smorfia guardò il liquido schiumato. Posò la tazza sul piattino e la allontanò da sé.

 

Microespressioni

 

Per quanto ci piaccia schematizzare tutto in modo renderlo più semplice e comprensibile, siamo creature estremamente complesse. Se la gamma di emozioni e sentimenti è limitata di certo non lo è il modo di mostrarla, nasconderla, accennarla o enfatizzarla.
Lo sa bene 
Paul Ekman, di cui ti ho parlato in questo articolo, che ha sviluppato un software per catalogare e riconoscere la vasta gamma di espressioni del volto umano. I suoi studi, su popoli lontani e diversi tra loro, dimostrano che le emozioni sono universali, per cui è possibile comprendere gli stati d’animo di una persona indipendentemente dalla sua cultura di provenienza.

 

Sulla base degli studi del professor Ekman è stata elaborata una serie televisiva, Lie to me, dove un brillante e controverso Tim Roth esplora l’universo della mente umana, e descrive le microespressioni e i loro significati psicologici. Alla fine della serie non sarai uno psicologo esperto, ma ti consiglio di guardarla e prendere appunti.

 

Conclusione

 

Le emozioni sono il motore che traina le azioni umane, ma non è che la punta dell’iceberg. Prova a estendere la descrizione in modalità show don’t tell negli aspetti apparentemente scollegati dalle emozioni di un determinato personaggio, pensando a come si possono ripercuotere sui comprimari e sulle vicende della tua storia. Cosa succederebbe se non spiegassi le motivazioni di nessun personaggio? Il lettore capirebbe il tuo romanzo? Riscrivi i passaggi in cui hai esplicitamente descritto i sentimenti e le azioni dei protagonisti.

 

Grazie per avermi seguito fino a qui, ci rileggiamo nella sesta lezione. Fino ad allora esercitati a descrivere le emozioni facendole trasparire da gesti, parole e sguardi. Se vuoi confrontarti con altri scrivi il brano nei commenti e parla dei passaggi che hai scritto con maggiore difficoltà.