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Strategie di pubblicazione: selezionare la casa editrice giusta.

Dopo esserti documentato, chiesto ad amici, parenti, letto articoli su internet, hai deciso di pubblicare con una casa editrice e non avvalerti di un agente letterario. All’inizio ci può stare. Certo, se diventi Stephen King, un pensierino in te ce lo farei…

Per quanto te lo auguri, al momento devi ancora sbrigarti da solo tutte le faccende burocratiche. Perciò, armati di tanta pazienza e inizia a scegliere le case editrici. Per aiutarti nella valutazione, ti scrivo i punti per me più importanti da tenere in considerazione. Infatti, la pubblicazione di un libro è un contratto vincolante e una collaborazione lavorativa. Pertanto dovrai essere sicuro del percorso che andrai a intraprendere. Gli aspetti che sto per elencarti potrebbero non essere sempre accessibili, ma ti invito a provare ugualmente a cercare su internet opinioni o informazioni in tal senso. Ne varrà la pena.

Prima di cominciare, però, ci tengo ad avvisarti: ho deciso di evitare il consiglio sull’editing e la revisione, perché sono aspetti trattati da molti siti. Infatti, in questo articolo troverai degli spunti di riflessione e degli aspetti tecnici, basati sulla fiscalità, sulla consultazione dei contratti e delle possibili domande da porre a un editore, di cui si parla molto poco se non nelle fasi più avanzate del percorso di pubblicazione. Alla luce della selezione di una casa editrice, prima dell’inoltro del manoscritto potrebbe sembrare prematuro. Infatti, alcune informazioni potrebbero essere accessibili solo dopo il primo contatto. Ti consiglio però di effettuare delle ricerche in merito. Infatti, i siti delle case editrici spesso presentano una sezione F.A.Q. relativa alle domande più frequenti, dove sono spesso indicati gli elementi di cui ti andrò a parlare. Gli stessi autori già pubblicati sono una fonte preziosa. In questo modo, risparmierai tempo e xanax nelle fasi successive.

Anche nel caso non dovessi trovare informazioni in merito, in questa fase preliminare, per me è importante farti riflettere sull’esistenza di questi aspetti, che spesso si scoprono troppo tardi, al pari di una doccia gelata.

Sette elementi per scegliere la casa editrice giusta

#1: Rischio di impresa

Nell’articolo precedente abbiamo visto le distinzioni tra una casa editrice free, a pagamento, doppio binario e al crowdfunding editoriale. Prima di inoltrare il tuo manoscritto, verifica chi sosterrà i costi di revisione, grafica, stampa e promozione. Ho già espresso chiaramente il mio punto di vista in merito all’editoria a pagamento e, più in generale in ogni forma di esborso economico da parte dell’autore nel processo di pubblicazione, ma se avessi ancora qualche dubbio puoi sempre guardare il video di Chiara Beretta Mazzotta sugli illustri autori del passato che si sono avventurati in quelle lande: il video.

#2: La gallina dalle uova d’oro

La linea continua che unisce ogni editore che si rispetti, ma più in generale imprenditore serio, è l’approccio verso gli autori e i collaboratori. Come ti ho già detto, l’editoria tradizionale, assumendosi i costi di tutto il progetto editoriale, cerca una figura sulla quale investire, e una storia che può proporre al mercato con esiti positivi. Questo può portare a credere che l’autore sia la gallina dalle uova d’oro, coccolato e vezzeggiato fino allo spasmo. Mi spiace deluderti, ma l’autore è solo la persona che ha scritto il libro: è lui la star! Perciò, se prima della firma, l’editore ti coccola troppo, se lusinga il tuo ego oltre ogni aspettativa, magari paragonandoti a un grande autore della letteratura straniera (raramente citano gli italiani, come se fossero di minore impatto)… fattela una domanda. Vuole te (leggi i tuoi soldi) o il tuo libro? Non serve inoltrare il manoscritto, basta leggere la pagina dei contatti per capire come si rivolgerà a te.

#3: Assistenza tecnica e legale

Il libro è la star, il bambino-che-è-sopravvissuto, il Santo Graal, e finirai per odiarlo o entrare in competizione con lui, un po’ come successe Sir Arthur Conan Doyle, che entrò in competizione con il suo personaggio più celebre: Sherlock Holmes.

Sopravvivi agli istinti omicidi e, da bravo genitore, pensa ad aiutarlo a crescere. Come? Semplice: lasciati aiutare dall’editore e dai suoi collaboratori.

Prima di accettare la proposta editoriale, però, leggi il contratto se è disponibile su internet(magari, sottoponilo a un avvocato competente, o chi ha già pubblicato) e poni all’editore ogni domanda o dubbio ti sorga in mente.

Un editore serio, o un suo collaboratore, sarà più che disponibile a rispondere ai tuoi dubbi, a spiegarti i termini del contratto che non capisci (nei limiti del possibile), a contrattare alcune clausole (non sempre si ottengono cambiamenti, ma tentar non nuoce), e aiutarti a capire se la vostra collaborazione può funzionare.

Infatti, è nel suo pieno interesse che voi stipuliate un contratto senza dubbi irrisolti o timidezze, che potrebbero dar vita a risentimenti, per lavorare in modo sereno e proficuo.

Qualora doveste discutere in corso d’opera per un cavillo che non è stato affrontato prima, per l’ansia di pubblicare, rovinerebbe l’armonia e la riuscita del progetto: a chi andrebbe di sponsorizzare il progetto di un autore con cui ha discusso?

Però, si parla sempre dell’editore-mostro-cattivo che potrebbe danneggiare l’autore. Perciò, te la rigiro: a chi andrebbe di sponsorizzare, attraverso il proprio libro, la casa editrice con cui ha avuto a che ridire?

Quindi, se hai la possibilità di vedere in anteprima come l’editore si relaziona con gli autori fanne tesoro.

Bando alle timidezze e poni le tue domande apertamente: parla di soldi, parla di clausole, parla di scadenze, tiratura, delle modalità di rescissione dal contratto, parla di ogni aspetto che ti senti di trattare. Il contratto editoriale è un contratto di lavoro a tutti gli effetti. C’è il tuo nome in gioco… e anche quello dell’editore. Dimostrati sempre professionale, anche se l’altra parte non dovesse esserlo: male che vada avrai capito che quello probabilmente non è l’editore giusto per te. 

Chiaramente, questo consiglio può essere applicato, in misura minore, prima dell’inoltro dell’opera con quelle case editrici che inseriscono tra le modalità di inoltro, un’apertura allo scambio di informazioni. Sfruttala: risparmierete entrambi tempo e delusioni.

#4: il contratto

Questa è l’informazione più ardua da reperire prima dell’inoltro del manoscritto, ma la serietà di una casa editrice si vede anche, e soprattutto, dal modo in cui cura e stila i propri contratti. Per comprenderli a fondo occorre un avvocato specializzato in editoria. Tuttavia, già dai piccoli dettagli puoi capire molte cose, a partire dall’attenzione riposta nell’individuare ed esporre le condizioni in modo trasparente.

Più un contratto è complesso e maggiori saranno le possibilità di nascondere al proprio interno clausole a tuo svantaggio. Il legalese ci sarà, è la grammatica della legge, c’è poco da fare, ma un conto è un contratto pieno di terminoni pleonastici e un conto un contratto semplice limita i termini tecnici allo stretto indispensabile.

Di solito, il primo punto dolente è la privacy. Ho visto contratti stipulati dopo il 2010 riferirsi alla L.675/1996, sostituita dalla L.196/2003 e più recentemente soppiantata dal Regolamento UE/2016/679 entrato in vigore il 25 maggio 2018, ma anche le famose tessere punti, per uscire dall’ambito editoriale per un attimo. Per cui è un indicatore molto utile.

Sembra una sciocchezza da puntigliosi nazi grammar legali, invece ti aiuta con quale attenzione e frequenza i contratti vengono stilati e aggiornati. Un altro punto drammatico è la durata della cessione dei diritti, che per la L.D.A. non deve superare i 20 anni, ma anche la tiratura delle copie, e la divergenza tra i diritti riservati e quelli effettivamente utilizzati. Se una casa editrice pubblica solo in e-book, non in cartaceo e opera solo in Italia, dici che gli serviranno i diritti di pubblicazione cartacea, di traduzione, trasposizione cinematografica e distribuzione nelle librerie fisiche? Alcune case editrici tengono segretissimo il contratto editoriale, riservato solo ai pochi eletti che superano la selezione. Altre, stilano una sezione di domande frequenti dove rispondono ai quesiti afferenti la contrattualistica, o lo pubblicano direttamente sul proprio sito,  e secondo me, le ultime due soluzioni sono la scelta vincente: indicano trasparenza, e risparmiano tempo ad ambo le parti.

#5: Opinioni e pregresso

Un ottimo modo per valutare le parole dell’editore è quello di cercare su internet le opinioni riguardanti la casa editrice e degli autori che hanno già pubblicato. Inoltre, santa tecnologia, oggi puoi vedere se un libro è effettivamente conosciuto, se ha raggiunto le classifiche negli store, la gente ne parla. Insomma, hai tanti elementi che ti permettono di capire se un editore ha i numeri giusti per il tuo libro. Hai sentito bene, non è l’editore che sceglie te: vi scegliete a vicenda.

Ci sono casi in cui si parla di libri alle vette delle classifiche Amazon per settimane e, addirittura, mesi! Poi vai a vedere e il libro in questione si trova nella categoria Fantasy/Ucronico/Punk/Deserto/cetacei-vampiri-nell’epoca-vittoriana.

Diciamo che le possibilità di finire al secondo posto con una categoria cucita ad hoc rasenta lo zero assoluto.

Fuggi, sciocco!

#6: Royalties

Anche gli artisti devono parlare del vile denaro. Come dicevano i saggi pecunia non olet. Se l’affare con la casa editrice va in porto dovrai cedergli i diritti di sfruttamento dell’opera. Il minimo che tu possa ricavarne è un guadagno economico su tutte le copie vendute, dalla prima.

Ci sono editori che, per la crisi, il gatto sulla pentola a pressione, i presagi astrali, ti dicono di poterti pagare le royalties solo dalla 1001 copia venduta.

E il guadagno delle prime 1000 copie? Lo doniamo in beneficienza? Mi può stare bene, ma se l’editore vuole sottrarti il guadagno delle prime copie, che per un autore esordiente di solito sono poche, ti sta di fatto privando della controparte per la quale gli hai ceduto i diritti di pubblicazione e distribuzione. Ecco che il contratto editoriale ti potrebbe tornare utile per verificare questo aspetto. In mancanza cerca su Google™, o parti dagli autori in già pubblicati e contattali.

#7: Modalità di pagamento

Anche qui, editore che vai usanza che trovi. Consulta sul contratto la frequenza con cui vengono riconosciute le royalties, cerca su internet, o consulta l’area FAQ del sito dell’editore: infatti, la casa editrice potrebbe pagare al raggiungimento di un determinato importo per minimizzare il costo dei bonifici, oppure pagare semestralmente, o dopo un anno. Potrebbe richiedere un codice IBAN, o pagare sulla postapay semplice, che non ha le stesse tutele di un conto corrente in caso di controversia dei pagamenti, oppure paypal e via dicendo. Assicurati che ti verranno corrisposti anche i relativi oneri di legge, nei modi e nei tempi in cui devono essere versati all’erario. Se hai dubbi in merito puoi consultare un commercialista specializzato nella fiscalità editoriale (che, giustamente, potrebbe chiederti un compenso), o chiedere all’editore – se ti sembra affidabile – se ha un fiscalista esterno cui porre le domande. Informati per tempo, così sarai pronto ad ogni evenienza, anche alle tristezza infinita che ti assalirà quando capirai quanti soldi se ne andranno per le imposte.

#7+1: Umiltà

Tanta, tanta, tanta umiltà, e lo dirò fino a diventare ripetitiva: se anche dovessi aver scritto la nuova trilogia del Signore degli Anelli, resta umile! Dall’altra parte ci sono persone che lavorano e conoscono l’ambiente da maggior tempo. Poniti sempre in modo assertivo, ma educato.

Bene, direi che abbiamo visto più o meno tutte le caratteristiche salienti da tenere in considerazione prima di selezionare la rosa delle case editrici a cui inoltrare il tuo manoscritto. Come ti ho detto all’inizio, si tratta di una lista che previene delusioni, arrabbiature, e – dove ci sono le informazioni – permette di risparmiare tempo e restringere le possibilità di rifiuto e incomprensioni.

In bocca al lupo,

Parole in Linea

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