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Il dolore è un male necessario: scrittori maledetti?

Fin da quando la scrittura è divenuta un mezzo per raccontare le proprie storie ha mostrato il suo aspetto di guaritore universale.

Scrivere unisce le persone, dimostra che le paure non sono appannaggio unico, ma tutti ne abbiamo di piccole o grandi. Aiuta chi narra la storia, personale o romanzata, e chi la legge.

Il filo conduttore tra scrittore e lettore è infatti l’emozione (di cui ti parlo in questo articolo). Molti sostengono sia la fantasia, mentre per me è la capacità di empatizzare, di provare la stessa sensazione a distanza di tempo, condividerla, farla propria e interpretarla secondo il proprio vissuto.

Molte persone si avvicinano alla scrittura per riversare all’esterno le emozioni negative (dolore, frustrazione…). Autori famosi hanno esternato sentimenti comuni, riconducibili a una corrente letteraria basata sul mal de vivre, che vanta nomi eterogenei nel tempo e nello spazio: René de Chateaubriand, Charles Baudelaire, Friedrich Nietzsche, Samuel Beckett, solo per citarne alcuni.

Le due facce della medaglia: delizia e castigo

Scrivere per liberare la propria anima dalle catene della sofferenza richiede una riflessione sul senso della vita e ciò che ci fa stare male. Ci porta a rielaborare le nostre convinzioni, dialogando con noi stessi. L’atto stesso di vergare le parole sulla carta, o riversarle sullo schermo attraverso i tasti del computer, aiuta a distaccarsene, a lasciarle in eredità ai lettori, se mai ve ne saranno.

Come Ouroboros, il serpente che si morde la coda, quando, invece, non si trova un senso profondo e appagante per le umane vicissitudini, la scrittura diventa lenimento e causa del proprio soffrire.

Verità o bugia?

Come scrivere quando le emozioni negative ti attanagliano, ma hai terminato tutte le scene adatte, e non ne hai proprio voglia? Beh, predisponendoti al cambiamento. Ascolta una musica che ti aiuti a entrare in un diverso stato emotivo. Ti serve energia? Ascolta un po’ di sano rock; Al contrario, hai bisogno di calmarti? Musica classica: a volte, mentre scrivo ascolto Vivaldi, Beethoven, o Bach. Adoro le sue melodie, credo avesse un gusto dark ante litteram, perfetto quando descrivo uno dei miei personaggi preferiti. Chi? Te ne parlerò un’altra volta.

Lasciati guidare dalle note, apri Word®, chiudi i social network, e attiva il pomodoro. Appena te la senti scrivi. Cosa? Quello che vuoi: non ha importanza il contenuto, ma che tu inizi a scrivere.

Con il tempo troverai l’equilibrio con cui riversi te stesso tra le righe e ti sentirai leggero… tranne quando dovrai uccidere un personaggio cui tenevi molto: lì sarà un dramma. Per quei momenti puoi sempre tenere pronta una scatola di fazzoletti. Mi raccomando però, lascia andare ciò che scrivi. È tuo, e al tempo stesso non ti appartiene.

Se proprio non dovessi riuscire a superare una giornata andata storta, puoi sempre leggere delle citazioni sulla scrittura o sul pensiero positivo… e domani è un altro giorno. Però, il giorno dopo dovrai scrivere. Salta un giorno soltanto se non puoi proprio farne a meno, e paga l’ingresso alla SPA (Non sai cosa significa? Scoprilo qui).

Ogni giorno possono capitare situazioni più o meno piacevoli: non lasciare che queste ultime ti tolgano la voglia di scrivere. Trasformale in un punto di forza.

E tu? Hai già dei trucchi che usi per equilibrare la scrittura e le emozioni? Scrivili nei commenti.

Buona scrittura,

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